Tavola 01 

L'ex Centrale Termica della Stazione Ferroviaria Santa Lucia di Venezia, è uno dei più significativi esempi del periodo razionalista presenti nel centro storico, realizzata fra il 1933 e il 1937 su progetto di Angiolo Mazzoni: un edificio di 17.000 mc dimenticato per 50 anni, smantellato senza rispetto per l'archeologia industriale ed arrivato ai giorni nostri come una grande ed affascinante scatola vuota.
Il progetto coniuga esigenze apparentemente divergenti: l'abitare contemporaneo e la conservazione di un'architettura di qualità, che nel corso degli anni ha subito manomissioni nei corpi interni. Si è operato con l'intento di valorizzare le qualità spaziali e i dettagli architettonici dell'antica centrale termica e di innervare elementi e soluzioni di razionalità funzionale ed espressiva, secondo i principi di leggerezza.
La scatola è stata restaurata con le più sofisticate tecniche conservative, senza intaccare l'involucro, e all'interno è stato costruito un nuovo e leggero edificio nell'edificio alto 6 piani, in acciaio e legno, per ricavare 38 unità immobiliari e un centro wellness.
Il meglio della tecnologia sostenibile adottata dal 2004, con lo sguardo già al 2010.
L' inserimento dell'edificio all'interno del tessuto storico di Venezia, zona per questo sottoposta a vincolo monumentale, ha generato l'impossibilità di aprire le facciate per far entrare la luce necessaria. Questa situazione ha imposto lo svuotamento della corte centrale, l'apertura di tagli nelle coperture, con appositi lucernari e, dove possibile, la creazione di finestre a nastro orizzontali, che si andavano ad unire a quelle già esistenti e conservate.
Il sistema di vincoli ha dato al progetto delle opportunità: ha offerto l'occasione di introdurre a Venezia lo sfruttamento del calore della terra, mediante l'inserimento di 28 sonde geotermiche da 120 mt, evitando in questo modo di intaccare con pannelli solari e fotovoltaici la copertura dell'edificio storico vincolato. Partizioni a secco, pannelli radianti, ricambi aria meccanizzati, depurazione delle acque reflue, consentono effettive condizioni di comfort ecologico. L'edificio è in classe A+.
Una grande forma organica unisce tutti i corpi di fabbrica offrendo un susseguirsi di esperienze emozionali, fatte di luci e ombre, di variazioni cromatiche di squarci in tutta altezza.

 

Tavola 02

Venezia è una città organica, dove le acque del mare per sei ore entrano e per sei ore escono dalla laguna che la ospita. L'acqua salata del mare si mescola con l'acqua dolce della gronda lagunare, generando un ecosistema unico nel suo genere, dove forse contro natura l'uomo ha edificato.
In queste acque dalla particolare colorazione verde dovuta alla vita dei fondali, tutto si specchia a cominciare dal cielo, il quale offre variazioni cromatiche nell'arco della giornata, delle stagioni e delle condizioni metereologiche.
Colori in movimento mai afferrabili.
In queste acque oltre al cielo si specchia Bisanzio, Palladio e anche se in modo meno conosciuto l'architettura del '900.
La “Centrale Mazzoni” ex centrale termica della stazione ferroviaria, progettata e costruita negli anni '30 dall'Architetto e Ingegnere “futurista” Angiolo Mazzoni, è uno di questi edifici novecenteschi, di grande valore formale e simbolico, presenti nel tessuto della Città Antica.
Edificio arrivato ai giorni nostri in stato di abbandono, sotto forma di un grande scatolone vuoto.
Le facciate scrupolosamente conservate dal progetto di restauro, come testimonianza della rivoluzione industriale Veneziana, nascondono il cuore “organico” del progetto di recupero.
L'essenza “razionalista” nascondeva un segreto: ogni rapporto geometrico era invisibilmente legato da sezioni auree, è bastato unirne i punti per disegnare una conchiglia.
L'organicità di Venezia velata dalla razionalità.
Questa ricchezza, ricevuta in eredità dalla storia ha suggerito di organizzare la distribuzione orizzontale e verticale degli spazi comuni come un susseguirsi mai uguale di percezioni sensoriali e cromatiche, dove la luce naturale entra colorandosi a seconda delle ore del giorno e delle stagioni. Ogni finestra è mediata da un colore diverso, così come ogni parapetto, attraverso una combinazione che non da punti di riferimento, impedendo al nostro cervello di razionalizzare, occupando impropriamente con la razionalità lo spazio proprio delle sensazioni.
I vetri colorano la luce, anche quella artificiale durante le ore notturne ma sono anche specchio riflesso per il contesto circostante e a sua volta hanno la possibilità di specchiarsi loro stessi sull'acqua, tutto questo nel cuore dell'edificio dove regna spesso un silenzio surreale, ormai difficile da trovare nella città turistica.
Colore, vetro, pietre, mattoni, legno, luce, organicità delle forme, costituiscono un unico sistema di riferimento per il progetto.
Tutto questo materiale è già presente nel luogo.
Ogni angolo della città è colore.
Il vetro è parte fondativa della tradizione industriale di questa città.
Il rosso del mattone ed il bianco della Pietra d'Istria, l'uso del colore nel progetto si relaziona con la materia costitutiva stessa della città.
Più luce in cielo che in terra, il progetto ha portato la luce dove prima nell'edificio regnava l'oscurità.
L'organicità delle forme è nella natura umana, nell'antropologia stessa del suo spazio vitale.